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La prima cosa per educare un bambino è educare se stessi

Sulla porta…

Sulla porta…

… stamattina sono stata sulla porta della palestrina per un buona mezz’ora o forse più.

Sono arrivata al nido con una idea chiara e un sacco di bei progetti! La giornata è uggiosa, il buio ci porta dentro, i bimbi sicuramente apprezzeranno di giocare insieme con la lavagna luminosa. Oggi poi vorrei far creare a loro piccole storie ispirandoci ai libri che abbiamo visto in tutti questi giorni…

Niente male avere delle belle idee…peccato che nel nostro nido blu i bimbi grandi hanno appreso  la libertà di ascoltarsi e la fiducia di gridare ciò che hanno voglia di fare! Persino e soprattutto a noi grandi.

Appena entrata ho visto un gioco in pieno svolgimento: stavano traslocando! Mobili, sedie, tavoli, divanetti, tappeti… tutto veniva spostato con cura, impilato, accatastato e sistemato argomentando questo cambio di casa che alcuni di loro hanno vissuto ultimamente.

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Wow! l’emozione e il coinvolgimento erano davvero palpabili, allora abbiamo aperto la porta della stanza affianco per simulare meglio questo grande trasloco.

Nel frattempo sono arrivati nuovi amici, il gioco si è trasformato diverse volte armonizzandosi con  l’energia di chi entrava.

Ecco comparire dei tosa erba e un meccanico per aggiustarli, persino il “cliente” che però vuole dire la sua osservando e dando consigli!! In un’altro angolo il gioco si faceva frizzante tra giri in giostra e tuffi in piscina. Qualcuno ha preferito rimanere comodo sul divano a commentare e dare indicazioni giocando comunque a suo modo. Tanta era la tentazione di sedermi anche io li e magari aiutare il tal bimbo a entrare nella giostra o il tal altro a rallentare un po’….

112Invece mi sono messa sulla soglia, con la porta aperta, come a rendermi meno visibile possibile per stare ad osservare come ogni bimbo stava trovando col suo tempo il modo di entrare nel gruppo.

E’ difficile stare così, senza un compito ne un ruolo, sospendendo il giudizio e  osservando realmente ciò che succede oggi, in questo istante. Mi sentivo proprio sulla soglia, fisicamente un po’ lontano senza che nessuno mi cercasse con lo sguardo,  con la tentazione di entrare ma il reale desiderio di godermi questa possibilità e di mettere in atto la fiducia nelle loro competenze e abilità! Un vero dono per me.

Fino a che improvvisamente tutta questa energia è finita, il gioco ha perso ritmo e sono cominciati i primi litigi.

Ecco , adesso si che serve il mio sostegno per ritrovare il filo, per chiudere questa avventura mettendo a posto insieme e ritrovandoci con lo sguardo in un grande cerchio raccontando ciò che è successo dentro e fuori.

“Bimbi avete voglia di giocare con la lavagna luminosa?”

“SI, però adesso siamo molto stanchi e vogliamo fare merenda. Dopo dada, va bene?”

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“Certo bimbi, va benissimo. Adesso ci riposiamo, ci ricarichiamo, leggiamo un po’ di libri e poi, se ci andrà, andremo a cercare qualche altra avventura tra le ombre e la luce… con calma, insieme. Altrimenti un’altra volta”.

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…ma poi la curiosità era tanta…e come spesso succede, se non c’è nessun dovere si va volentieri verso le nuove esperienze a cuore aperto.

Dada Pamela

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