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La prima cosa per educare un bambino è educare se stessi

Uno sguardo possibile sul “Domani”

Uno sguardo possibile sul “Domani”

“E se indicare soluzioni e raccontare storie di successo fosse il modo migliore per risolvere le crisi ecologiche, economiche e sociali che attraversano il nostro paese? 

In seguito alla pubblicazione di uno studio che annuncia la possibile scomparsa di una parte dell’umanità da qui al 2100, Cyril Dion e Mélanie Laurent partono con una troupe di quattro persone per svolgere un’inchiesta in dieci paesi del mondo e scoprire che cosa potrebbe provocare questa catastrofe, ma soprattutto come evitarla.  

Durante il loro viaggio, incontrano i pionieri che stanno reinventando l’agricoltura, l’energia, l’economia, la democrazia e l’istruzione e ne documentano i successi, tracciando un quadro di quello che potrebbe essere il mondo di domani….”

 

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sito ufficiliale del film  domani

Questa la presentazione del film documentario “Domani” che è nei cinema in questi giorni.

Questa volta ho voluto scrivere su qualcosa di diverso da ciò che facciamo quotidianamente qui, all’Atelier dei Piccoli, perchè dopo la visione del film qualcosa si è mosso dentro.

Forse per la conclusione del documentario che parlava di scuola e educazione, o per le parole del preside che con estrema naturalezza e semplicità, giocava con i bambini e pranzava con i ragazzi e alla domanda classica “Così non perdete il vostro ruolo? La distanza non è fondamentale per mantenere la disciplina?” ha risposto così:

“Non è di autorità che abbiamo bisogno. Certo i problemi ci sono in ogni scuola ma noi cerchimao la vicinanza, lo scambio, l’amicizia. Vogliamo conoscerli i ragazzi e insegnare loro una sola cosa  a scuola: ad amare se stessi”

Mi sono commossa e l’applauso finale che ha riempito la sala del piccolo cinema Europa, vedere i posti pieni e tanta gente in piedi per un documentario di due ore, ha rinnovato la speranza di una cambiamento profondo che parte anche dall’educare alla vita, alla natura, all’amore, al rispetto.

Uscendo dalla sala  la prima domanda che ho sentito fare a se stessi da molti è stata: “E adesso io cosa faccio?”

Ma la bellezza di questo film secondo ma è che la domanda non la poni per via delle catastrofi ambientali che tante volte ci vengono prospettate e che ci spaventano o fanno venire voglia di stravolgere il mondo per poi sentirsi troppo piccoli e incapaci. Questa volta la domanda parte dal desiderio di fare una piccola cosa proprio come tanti hanno fatto, una piccola iniziativa che poi magari si è diffusa nel mondo, un piccolo pezzetto di diversità, crescita e condivisione.

Si parla di orti urbani dove una aiuola abbandonata che viene coltivata poi a mirtilli, da un motivo alle persone per fermarsi e scambiare due parole.

giardino e lab 008Dove giardini commestibili diventano un luogo per rigenerare una terra sterile e abbandonata ma anche per capire la ricchezza della bio diversità, cibarsi di qualcosa creato con le proprie mani oppure che cresce davanti alle proprie finestre invece che coltivato un un terreno enorme chissà dove e chissà come giunto sulla nostra tavola.

Certo si parla anche di economia, energie rinnovabili, progettazione urbana, alimentazione  e un pensiero profondo e coerente che lega tutti questi passi,  si parla di “leggi universali” che governano la Terra, di una filosofia di vita forse…e si presta a molte letture.

Ma per oggi vorrei prendere quel pezzetto che può riguardare una piccola “scuolina” come qualcuno l’ha definita ultimamente, con un piccolo giardino. Qui con il nostro amico giardiniere Paolo Tasini abbiamo l’ambizioso progetto di trasformare un pezzo di terra coperta di sassi e materiale inutile, in un lussureggiante giardino commestibile con uva, mele, more, kiwi, erbe aromatiche… e molto altro.

Tutto questo nella convinzione che dalla terra inizi la vita e quindi anche il conoscersi profondamente, fare ecologia reale e concreta, poter cambiare un pezzettino di mondo.

E allora stare insieme ai bimbi mentre raccolgono l’uva nascondendosi sotto i tralicci, si arrampicano sui salici per costruire altalene per i più piccoli e scoprono che le foglioline di stevia sono buone quanto le caramelle ma a differenze di queste ultime crescono realmente sulle piante… ecco forse questo può essere la risposta a quella domanda.

E adesso noi cosa facciamo per sostenere un cambiamento? per dare una possibilità concreta di avere un bel domani? 

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Ci infiliamo gli stivali e impariamo dal nostro bel giardino e  continuiamo a crescere sporcandoci le mani di terra, cogliendo i frutti e magari scoprendo come fare un orto sinergico insieme a genitori e nonni!

Vi auguro una Buona Visione

Pamela

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