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La prima cosa per educare un bambino è educare se stessi

In acqua insieme: cosa vedono i miei occhi.

In acqua insieme: cosa vedono i miei occhi.

Cosa succede se un’educatrice che di solito partecipa alle attività “all’asciutto”, ha l’opportunità di cambiare abito, mettersi il costume ed andare in acqua con i bimbi?

Gli stessi bimbi, quelli che vede tutti i giorni, quelli che l’educatrice crede di conoscere?

Come educatori si ha bisogno di cambiare, uscire dalle visioni quotidiane, di scoprirsi diversi, in crescita e di dirsi “Non so, non ti conosco e non mi conosco in questa situazione”. Quindi andiamo in piscina, per la prima volta, insieme: questa volta, sono i bimbi ad essere “a casa loro”, poiché è da quando sono piccolissimi che vanno in acqua con le dade. E’ la dada, quella “adulta”, ad essere in un territorio nuovo, dove ricercare un modo diverso di essere! Buffa situazione, piena di insegnamenti, alcune conferme e tante scoperte.

Già svestirsi e mettersi il costume, è qualcosa di nuovo: i bimbi vedono la dada in costume per la prima volta, c’è chi ci fa caso e rimane lì ad osservare un po’ perplesso…. Perché il corpo, di bimbi e dadi, con i vestiti o la divisa, è diverso: la divisa camuffa un po’, il corpo no. E l’acqua ci cambia ancora, la magia si amplifica: tutti i bimbi sono fieri di sé, di cosa sanno fare e vogliono essere visti, guardati e riconosciuti, ognuno nella sua peculiarità, si mostra per ciò che è.

Tutti noi, adulto o bimbo che sia, in acqua mostriamo parti di noi stessi che nella quotidianità rimangono più in secondo piano: un bambino che in giardino è sicuro di sé, in acqua può lasciar affiorare la sua paura, la sua insicurezza, manca proprio la terra sotto i piedi! Una dada, diventa meno imponente, meno guida e più accompagnatrice. Una bimba che appare tranquilla e controllata, in acqua si libera, si manifesta nella sua parte più “competente” nell’esercitare la padronanza e la sicurezza di sé. C’è chi riesce a lasciarsi andare, chi si immerge nella fiducia di poter andare sott’acqua, perché tanto sa risalire e sa che c’è qualcuno che lo aspetta e lo riprende. Chi esplora, andando e tornando nel gruppo, ma sempre partecipando. E l’abbraccio è diverso, chiaramente più fluido e meno contenitivo, ma c’è, ed è scambio, è prendere e lasciare andare, un “tenere” che è “mantenere”. Mantenere un contatto, una fiducia reciproca, che in acqua viene consolidata.

Un aspetto su tutti spicca in modo forte: tutti i bimbi sono cresciuti tanto, cresciuti di una “sapienza” di se stessi che stupisce, rende felici e ammirati. L’attività svolta in acqua diventa per tutti, grandi e piccoli, uno strumento per “saper essere” più che “saper fare” qualcosa. Tutto questo nel gioco e nelle canzoni, nelle immersioni e negli spruzzi, nelle barche di pirati e tuffi, nella magia, nella sicurezza e nell’attenzione, nella crescita condivisa di grandi e piccoli.

Grazie Acqua.  dada Francesca

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