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La prima cosa per educare un bambino è educare se stessi

Nel giardino dell’atelier: morte e attesa, rinascita ed evololuzione

Nel giardino dell’atelier: morte e attesa, rinascita ed evololuzione

La brina sull’erba e le foglie secche , il ghiaccio nell’innaffiatoio e tanti nasini gelati.

Il freddo inverno di quest’anno ha messo a dura prova i nostri lunedi in giardino e le povere piantine….alcune si sono arrese e non ce l’hanno fatta.

I bimbi le guardano dispiaciuti, uno di loro mi commuove dicendo a due suoi compagni :”A me dispiace quando una piantina muore e a voi?”.

Altri ancora gli parlano , le consolano ma non capiscono cosa sia realmente successo e chiedono spiegazioni.

E’ sempre difficile per un adulto affrontare il tema della morte….in una circostaza faccio fatica ad ammetterla e rispondo che il freddo ha fatto solo seccare le foglie , ma con la primavera ricresceranno.

Mi interrogo. Mi chiedo se ho fatto una cosa educativamente corretta , o se potevo pensarci prima per proteggerle dal gelo magari proponendo di mettere della pellicola attorno .

Mi sento in colpa.

Rifletto e comprendo che  questo può essere un pretesto per affrontare in piccolo questa tematica.

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Si , dire la verità è sempre la cosa più giusta anche se pensiamo che possa fare male, la cosa più importante è trovare il modo più amorevole per comunicarla: ” Bimbi, ha fatto molto freddo come avete visto….alcune piantine non sono semplicemente secche , ma sono morte.Ne pianteremo di nuove mettondogli attorno il terriccio e i resti di quelle che non ce l’hanno fatta e cresceranno anche grazie a loro”.

E la vita è continuata …abbiamo trasformato i rifiuti in concime grazie alle bucce della frutta consumata durante la merenda, i fondi del caffè dei dadi e al letame che ci è stato dato da una nonna.

Abbiamo riso tanto durante quest’attività :”Ma le piante mangiano la cacca allora?”

Grazie al consiglio del nostro giardiniere, il dado Paolo, invece abbiamo  creato una pacciamatura  con i cartoni, tagliati e sistemati come una grande coperta intorno alle piantine per proteggerle dalle infestanti.

Sempre seguendo i suoi consigli e i suoi racconti, abbiamo spostato la piccola quercia nascondendola tra i cespugli scoprendo che per crescere la ghianda necessita di 4 anni di riposo al sicuro per poi avere la forza di diventare un grande albero. Un po’ come i bimbi e il loro tempo per diventare grandi. E l’alloro? Ora sappiamo che diventa un cespuglio molto grande, molto più alto del dado Paolo e certo ha bisogno di uno spazio più aperto per crescere.

Quanto racconti. Paolo ci ha spiegato anche che alcune piantine sopravvivono all’inverno mentre altre vivono solo un anno e dovremo ripiantarle. Ecco un’altro insegnamento sulla vita che passa semplicemente scoprendo il normale ciclo di nascita e morte.

Nel nostro magazzino, intanto, sono arrivati diversi materiali come bancali e cassette di legno e l’idea di carteggiarli e poi pitturarli con della vernice ad acqua è venuta da sè: le attività all’atelier spesso nascono così, si fa con ciò che c’è e “arriva” senza uno scopo ben preciso e senza aspettarsi per forza un risultato.

Anche quello arriva per così dire da sè e in questo caso la sorte dei nostri bancali ci ha convinto  che sarà quella di un divano da sistemare in giardino, magari per prendere il sole. nel frattempo anche i cartoni vengono usati spesso a questo scopo!

La primavera si avvicina e si prospettano giornate più miti e piacevoli che permetteranno di trascorrere ancora più volentieri il tempo fuori e continuare i nostri lavoretti.

Ma la nostra grande novità sarà l’orto che condivideremo insieme, nido e materna, costruito dentro un cassone a forma di stella e pieno di terra della fungaia che ha fatto arricciare molti nasi col suo odore forte di letame. Ora si deve riposare ci ha spiegato Polo, nel frattempo dade e dade si formeranno con Paolo per imparare bene come coltivare e  presto inizieremo a sminare carote, pomodori, insalata etc. Chissà cosa succederà ancora…

…e allora parleremo dei semi e sfoglieremo libri per questo.

Nel seme è racchiuso tutto il potenziale del divenire, ma sta ad ognuno di noi decidere il se, il come, il quando e imparare ad affidarci.

 

il dado Andrea

 

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