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La prima cosa per educare un bambino è educare se stessi

Perché un cerchio in Piazza

Perché un cerchio in Piazza

La Creazione è un Cerchio. Un Cerchio formato da tanti Cerchi. 
Lo spazio si curva, le galassie girano, le stelle e i pianeti ruotano seguendo delle orbite. Dalla nostra Terra che ruota guardiamo un universo che gira.
I nostri anziani ci hanno insegnato che per essere in armonia con la Creazione dobbiamo pensare e agire in modo circolare.
Quando ci ritroviamo insieme in un cerchio ci sentiamo nel posto giusto e in armonia con la nostra natura. Quando siamo in cerchio è come tornare a casa e quando cominciamo a relazionarci in cerchio, condividendo i pensieri, le emozioni, i sogni, le decisioni, il lavoro, il gioco e la creatività, ci rendiamo conto che rende la nostra vita più ricca, appagante, piena.
L’essenza di un Cerchio è l’eguaglianza.
Le azioni di un Cerchio non sono coercitive, ma prese di comune accordo. Dato che è naturale per gli esseri umani essere affettuosi e premurosi quando sono liberi dalla coercizione e dal dominio, l’energia che anima il cerchio è l’amore

Manitonquat

E’ raro assistere oggigiorno ad un cerchio di persone. Eppure nell’antichità era prassi comune, quasi quotidiana. Ci si metteva in cerchio prima di qualsiasi pratica o decisione importante e ci si prendeva il tempo per guardarsi e vedersi.

Ma davvero è così strano o estraneo al nostro modo di vivere e relazionarci?

17204398_1818600328166250_271617424_nL’8 Marzo eravamo in Piazza tutte insieme.

Decisione inizialmente difficile, chiudere il servizio educativo e poi?

Abbiamo scelto di stare insieme e di portare un messaggio di presenza, quindi in piazza non per lottare contro qualcosa ma per sostenere… la possibilità di esprimersi, di essere noi stesse, di avere opinioni e modi differenti. Forse di essere semplicemente donne, senza etichette e bandiere.
Per un po’ abbiamo ascoltato, abbiamo fatto incontri, letto e cercato di assorbire ciò che la piazza portava: musica, slogan, interventi, emozioni. A volte condividendoli, a volte no.

Poi ci siamo sedute a terra, al sole, ognuna con un fiore fucsia a raccontare che siamo qui insieme… e senza nemmeno porci il dubbio ci siamo sistemate in cerchio. Come tante altre volte facciamo nel corso della nostra giornata, con i bimbi o tra noi, con i genitori, durante le nostre formazioni per noi e per altri e spesso come ci capita al di fuori del lavoro, nella nostra vita.
Strano non aver trovato qui un cerchio! E allora eccolo…

Il cerchio di persone ha innumerevoli e magnifici significati, un modo arcaico e spontaneo di ricollegarsi alla natura. Il cerchio protegge e contiene ma  può aprire per accogliere, pulsa di vita e si lascia modificare, fluire, stringere o ampliare sintonizzandosi su chi ne fa parte in quell’attimo.

Allora oggi con questo semplice e antico gesto, ci siamo guardate negli occhi, donne tra donne, persone ancor prima. Educatrici ma anche mamme, sorelle, mogli, amiche e figlie. Come se da un tempo antico una antica musica ci chiamasse a danzare, e a raccontarci storie intorno al fuoco.

E qui, in mezzo alla gente che si fermava curiosa, che sorrideva e ci fotografava, che si stupiva o ci mandava un saluto, proprio qui in mezzo a tanta vita abbiamo cominciato a parlare  e ci siamo regalate una lunga poesia.

Pian piano il cerchio si è animato di opinioni, di sguardi complici o dubbiosi, di punti di vista differenti. E ogni donna, ognuna di noi, ha potuto essere vista con la propria energia, ha potuto raccontarsi svelando timori e fragilità, o ascoltare con empatia. Siamo state a turno protagoniste del cerchio, animatrici della discussione e ascoltatrici preziose.

Un cerchio di donne: un’opportunità che ci siamo date per metterci in gioco, esporci, confidando che il cerchio stesso avrebbe tutelato i contenuti, le emozioni, i pensieri i sentimenti di ciascuna di noi. Anche chi non ha parlato si è fatta sentire. Il cerchio come luogo protetto in primis, che ha la capacità di contenere ed alimentare l’intensità, cosi come la leggerezza. Il cerchio come luogo di espressione in libertà, ascolto e rispetto.

I pensieri e le emozioni sono state tante: dal punto di vista personale e professionale, senza fare troppe distinzioni tra un ambito e l’altro, poiché al lavoro come educatrici ci andiamo tutte intere, con la nostra indole specifica e le nostre storie esperienze personali.

Riflessioni su ciò che noi stesse abbiamo vissuto, sui modelli genitoriali che ci portiamo dentro e che giocoforza condizionano come noi ci poniamo nelle situazioni, anche educative. Riflessioni sugli stereotipi che ci portiamo dentro, verso i quali dobbiamo per forza avere cura, poiché diventano automatismi di azione, verso noi stesse e verso gli altri, in primis verso i bimbi. Riflessioni sui bimbi, sul lavoro che facciamo, come lo facciamo, su come il nostro sguardo lo condizioni, nel tentativo molto delicato di trovare un equilibrio tra confini e libertà, tra essere e rispettare l’essere dell’altro, del contesto, dell’ambiente.

Riflessioni su questa società che essenzialmente incanala, categorizza, mette ordine e controllo, ma non dà troppa libertà, eppure noi siamo nella società del benessere!! Possiamo fare, esporci, dire, decidere, abbiamo tutto ma forse non abbiamo la libertà di essere…”

foto_osservazioneattivita60Ancora ci siamo ricordate che se poniamo attenzione a crescere ogni bambino e bambina come un essere unico e irripetibile di cui non esiste uno simile al mondo e lo rendiamo consapevole di questa meraviglia che è la sua vita, allora se incontrerà qualsiasi forma di violenza (psicologica, emotiva, fisica) saprà dire di no e onorare la propria strada;  se vediamo ogni bambino e ogni bambina ma anche ogni adulto come una persona, senza etichette e categorie, allora possiamo apprezzarne le differenza tra maschie e femmine ma anche tra una persona ed un altra e far diventare tali specificità un dono irrinunciabile

Se parlando di diritti delle donne ci occupiamo anche  degli uomini e subito ci viene da parlare di persone, mamme e papà, di ruoli e di cura, di persone coraggiose e presenti, senza distinzione allora forse un passo verso l’uguaglianza è già stato fatto. Ma ci rendiamo conto che siamo molto fortunate a vivere in un paese dove possiamo sederci in una piazza al sole e parlare apertamente. Ciò che per noi è un diritto inviolabile e scontato, per molte è rischiare la vita per un’idea.”

Allora possiamo almeno partire dalle nostre paure, mettendoci a confronto e scoprendo di sentirci nutrite le une dalle altre in questo cerchio, e di poterci alzare più felici. Sarà con rinnovata determinazione che domattina ancora ci siederemo in cerchio, magari nel nostro bel giardino, a raccontare di una mattina da dade ai bimbi che ci hanno visto là, per riflettere su di noi.

Il momento del Cerchio è magico e non va interrotto da nulla!

Ogni contributo dato con la presenza decisamente differente ma rispettosa e onesta, è stato raccolto, tante sono state le emozioni che hanno percorso il cerchio, tanta la complicità e la gioia di potersi esporre.

Solo chi è «dentro» sente quando lasciare andare, magari con un sospiro. Così infine, dopo un lungo tempo, con una risata ci siamo alzate, a fatica abbiamo rotto il legame che si è creato e con uno sguardo differente, con una forza rinnovata ci siamo mosse ognuna verso casa, consapevoli di aver fatto ben più di una giornata in Piazza.

Abbiamo colto l’occasione per imparare qualcosa di più, soprattutto di noi stesse, per ricordarci che il lavoro di educatrici è un patto che si rinnova ogni giorno accettando di non sapere tutto, di ripartire da capo, o meglio, di ripartire dalle domane e dall’incontro tra diverse risposte.

Ora,  con le parole di tutte che hanno sfumature differenti proviamo a  intessere una trama educativa più ricca che non ha forse nulla di nuovo da dire, che sicuramente non porterà ad una proposta diversa domani per i bambini, ma che ha contribuito in noi a creare una radice di gruppo, uno sguardo più attento e auto educante… non ultimo a ricordarci la forza e la meraviglia del  ritrovarsi in cerchio, uno strumento educativo a noi cos’ caro.

Volti nuovi, voci serie, sguardi attenti, musica, risate, incontri, confronti.

Cerchio, paure a confronto, dubbi e timori, sorrisi e valori. Siamo uniche e diverse. Siamo persone, siamo donne che si rispettano e rispettano: l’altro, il diverso, il nuovo .

Sono momenti come questi che si cresce, ci si nutre e ci si aiuta.

Perché ogni giorno , noi soprattutto come dade, viviamo nel rispetto dell’unicità e della diversità di ogni bambino e ogni bambina.”

cofConfrontati, ma sii sempre gentile. Discuti, ma abbi sempre rispetto. Sopporta, ma non abbassarti mai per nessuno. Accetta le critiche, ma mai le imposizioni. Ama, ma soprattutto, amati.  Di Giorgia Stella

 

Le dade dell’Atelier dei Piccoli

 

 

 

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