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La prima cosa per educare un bambino è educare se stessi

Alla fine tutto ci ha portati all’orto!

Alla fine tutto ci ha portati all’orto!

Potrebbe sembrare una cosa banale avere un piccolo orticello con pomodorini, insalata, porro, patate e qualche aromatica per condire.

I nostri nonni coltivavano i campi per sfamare intere famiglie e forse qualcuno ancora lo fa nel suo piccolo pezzo di terra, con cura meticolosa e vecchie tradizioni. Oggi poi si fa un gran parlare di orti, ma tra orti urbani, agricoltura sinergica, biodinamica e orti condivisi…c’è da perdersi.

Creare un orto all’Atelier ha richiesto una lunga riflessione tra adulti  e un apprendere nuovo.

Possiamo dire che il nostro giardino ci ha presi per mano  accompagnandoci passo passo in questi sei anni stupendoci per il suo continuo donarsi. Rimaniamo tuttora senza parole per la frutta abbondante della vite, del pero cotogno e delle more, le cascate di rose gialle sono spesso bouquets da portare in trionfo, i prati di margherite e i funghi ci permettono di inventare i giochi di sempre…

Senza accorgerci abbiamo appreso la regolarità dei cambiamenti in ogni stagione facendoci diventare osservatori attenti nostro malgrado.

Ci scopriamo a raccontare ai “visitatori” che l’albero del cotogno è pieno di fiori ma i frutti arriveranno solo alla riapertura dopo l’estate e saranno così tanti da far appoggiare i rami a terra; che le more saranno un divertimento incredibile per i giochi estivi e poi ci sarà l’uva e faremo grandi scorpacciate.

Ora i bimbi più grandi cercano le aromatiche che hanno piantato a ottobre aspettando che sia il momento giusto per ripiantare tanta  stevia ovvero la “caramellina” come è stata battezzata dai bimbi per le suo foglie dolcissime.

Grandi e piccini aspettiamo che Paolo e i giardinieri arrivino a tagliare l’erba per poterli aiutare e ascoltare le storie che ci porteranno, per scappare dal soffione facendo finta di essere attaccati da un mostro!

20170327_111033Questo spazio che continua per noi il nido e la materna come un tutt’uno, ci ha col tempo stregato, si è riempito di nuove piante e di nuovi spazi nascosti per giocare, a volte senza che le dade  vedano “troppo”,  dove poter correre piccoli rischi arrampicandosi o costruendo altalene o anche stare a piedi nudi!

Ma tutto questo ci ha davvero preparate per l’orto?!

Un  piccolo orto è fatto di equilibrio, competenza, cura quotidiana, coerenza, pazienza e attesa.

Ottimo allora!

Cosa potremmo imparare di più insieme ai nostri piccoli compagni di viaggio se non andare insieme per nuovi sentieri e esplorare nuovi apprendimenti.

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Nonostante questo ci sentiamo un po’ sprovviste di fronte a questa nuova impresa apparentemente tanto semplice e naturale che dovrebbe appartenere all’umanità. Ed è soprattutto per questo che abbiamo deciso di vivercela insieme ai bimbi, per trasmettere la bellezza di coltivare il nostro cibo…

Dietro a questo gesto c’è così tanto: fermarsi per toccare la terra, conoscerla e percepirne l’odore, l’umidità, la consistenza, la forza.

Ogni terra è diversa ed è una scoperta ogni volta. Poi lavorarla e scavarla per mettere a dimora le piantine, scoprire insieme a Paolo Tasini, che per l’occasione si è occupato di “formare almeno un po’ le dade”, che ci sono piante che si aiutano, si sostengono, che il basilico vicino al pomodoro lo protegge, che un rampicante può creare la giusta umidità, che il porro tiene lontani fastidiosi insettini…

 

 

E intanto imparare che ogni albero ha una storia, come la forte e maestosa Quercia che prima di crescere ha bisogno di tanto tempo  protetta e al sicuro, proprio come i bimbi, per poi diventare un albero splendido e saggio.

E così racconto dopo racconto anche noi dade prendiamo coraggio e decidiamo di partire e coinvolgere i bimbi in questa nuova possibilità. Tutti sono molto partecipi nel  lavorare la terra, le piantine così piccole e delicate fanno tenerezza ai bimbi, ne colgono la fragilità. I più piccoli le metterebbero volentieri a testa in giù per poi coprirle ben bene ma con un po’ di pazienza tutte sono al loro posto.

Le salutiamo e annaffiamo, a piccoli gruppi, ogni giorno; e mentre le dade vigilano e attendono, con un po’ di immancabile aspettativa, i bimbi sono già serenamente indaffarati con atre idee. Ogni tanto scoprono un fiore sulla piantina di pomodoro o qualcuno chiede “sono già cresciute abbastanza?”.

Il giardino naturale o l’open door education come vogliamo chiamarlo o semplicemente il vivere fuori, ci accompagna in un percorso fatto di momenti indaffarati e un po’ caotici, di corse e cose da fare per poi rallentare per sperimentiare e osservare e imparare ad attendere.

Un grazie di cuore a Paolo per l’indispensabile sostegno e i momenti inaspettati che ci regala con i bimbi!

 

Per chi volesse appronfondire un testo consigliato da Paolo “Orto e giardino biologico”

 

Dada Pamela

 

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