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La prima cosa per educare un bambino è educare se stessi

I giochi cooperativi all’Atelier dei Piccoli

I giochi cooperativi all’Atelier dei Piccoli

 

“A voler smettere di camminare in fila indiana bisogna cominciare a ragionare in cerchio”.

Ascanio Celestini

 

Nei giochi cooperativi nessuno vince, nessuno perde e nessuno viene escluso.

I partecipanti del gruppo, insieme o divisi a coppie, non giocano uno contro l’altro ma giocano per “sfidare” sé stessi, i limiti della loro creatività e fantasia o anche per raggiungere un obiettivo comune (costruire per esempio una storia, trovare un tesoro) ma soprattutto e mi piace sottolinearlo, giocano per divertirsi e stare bene insieme.

La cosa più importante in questo contesto diventa il processo di giocare assieme e non il risultato finale.

I giochi definiti “di cooperazione” dunque, sono giochi in cui il piacere di giocare è l’elemento che li contraddistingue rispetto a quelli di tipo competitivo.

Esiste la possibilità che i bimbi stessi, ovvero i giocatori, stabiliscano le regole al momento del bisogno, quando il gioco non sembra più essere divertente , ovvero quando nascono conflitti oppure nel gioco ci si disturba e le dinamiche assumono aspetti faticosi da condividere da far continuare il gioco stesso.

Da qualche mese con i bimbi della materna abbiamo provato a sperimentare questo modo di giocare partendo da un cerchio in cui fissare insieme le regole.

Se dovessi pensare agli obiettivi come educatore penserei senz’altro a quello di creare un senso comunitario del gruppo, basato sull’accettazione di ognuno , creare un clima di fiducia e di rispetto reciproco. Poi mi piace considerare l’idea di divertirsi con poco o nessun materiale direi. Infine quello di partecipare attivamente e giocare con loro e come loro seppur mantenendo lo sguardo sul fluire dle gioco.

Un altro obiettivo può risultare quello di scaricare o di ricaricare le energie dei bambini, sviluppare la loro fantasia e la loro creatività e anche aumentare la consapevolezza dello spazio in cui sono.

Queste sono le considerazioni che preferisco nel pensare ai giochi cooperativi, dove tutti si possono divertire e tutti possono partecipare e documentandomi un po’, ho scoperto che sono vecchi come il mondo! In tutte le culture del nostro pianeta si trovano giochi che si basano piuttosto su un principio di cooperazione che di competizione (basti pensare al gioco del girotondo).

 

Tornado all’Atelier e ai suoi bimbi, un gioco che ha molto divertito ci è stato portato dalla dada Pamela e consiste  nel camminare o correre liberamente per la stanza ma con l’attenzione al battito delle mani; allora arriva una semple proposta verbale di trovare un compagno e unirsi tramite una parte del corpo … ad esempio “mano –mano” , “naso-naso” , “pancia –pancia”  ma anche “ piede –mano”… tutti i bimbi cercano un compagno o anche due o tutti e il gioco non riprende finchè ogni bimbo appunto non si è unito ad un amico.

Risate, sguardi e sorrisi ovviamente fanno da cornice!

Quando la dada si è assicurata che tutti abbiano un compagno chiedendolo esplictamente “siete uniti ?, avete tutti una mano …” o “c’è qualcuno da solo?”.

Ecco allora una mano che cerca il contatto dell’amico e “Ce l’abbiamo fatta, si riparte, viaa!”.

Se durante il momento  “libero” qualcuno si fa male o semplicemente c’è un modo di fare di qualche amico poco piacevole il gioco si ferma e ci si riunisce in cerchio per capire cos’é successo partendo dal vissuto dei bimbi.

“Bimbi non sta funzionando bene, ci si scontra oppure non si sente la dada, che possiamo fare?”  stabilire nuovamente le regole si riparte.

Man mano che la confidenza dei bimbi con questo momento cresce, sono loro a dare le indicazioni al battito di mani, a inventare nuovi modi anche molto intimi come abbracci, carezze, baci… e quasi sempre si finisce con un incontro di sguardi davvero molto intenso e silenzioso!

Trovo che sia un bel modo di giocare e di crescere questo, dove  ognuno può essere sé stesso senza giudizio né  ansia da prestazione, dove il divertimento conduce il gioco e il gruppo si sostiene e si aiuta per il piacere di giocare fine a sé stesso.

Allo stesso tempo sono momenti un po’ magici dove si mettono in gioco competenze ed emozioni a volte molto grandi come la scelta di stare da soli o di  uscire dal gioco per osservare, quella di cercare una mano “diversa” dal solito amico per un attimo di contatto e quella di sperimentare le proprie capacità di comprendere e cambiare le regole del gioco!

 

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“I giochi competitivi sono divertenti solo per i vincitori, i giochi cooperativi sono divertenti per tutti”.

Anonimo, 8 anni.

 

Dada Roberta

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