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La prima cosa per educare un bambino è educare se stessi

Socialità e Individualità

Socialità e Individualità

 

Il Cerchio

La mattiana inzia con spazi aperti per esplorare e sperimentiare, con piccole proposte libere e la merenda a buffet.

Intorno alle 10,oo sia al Nido che alla Materna  noi dade insieme a i bambini ci sediamo in cerchio su uno dei tappetoni della sezione o in palestrina o a volte per i grandi creiamo un cerchio di seggioline. inizia sempre con una canzone per poi trasformarsi di volta in volta in un gioco con le mani o con la voce, con il ritmo o con un materiale. All’interno di questo modmento ludico e che aiuta a ricentrarsi si inserisco racconti personali, cosa si fa quel giorno, una comunicazione delle dade e tamto tempo per raccontarsi o magari prendere una decisione insieme.

È un momento di condivisione molto speciale, dove il bambino si ritrova all’interno del gruppo, si riconosce nello sguardo dell’altro, nei racconti degli amici che come lui hanno vissuto esperienze differenti e hanno voglia di condividerle.  E’ il momento dove si impara a conoscersi e riconoscersi, a capire chi è presente al nido o a scuola e chi invece manca. Nel cerchio ogni bambino è parte unica e distinta di un’unica cosa, che non ha rottura ne cesura. Emblema tradizionale di ciò che non ha inizio né fine, formato da una linea unica le cui estremità si ricongiungono per annullarsi l’una nell’altra…

Psicomotricità Relazionale

La Psicomotricità Relazionale si basa sul gioco psicomotorio, all’interno del quale, stessa importanza viene data alla dimensione sensomotoria, simbolica e di socializzazione, che in ugual misura favoriscono il processo maturativo del bambino. Il punto di partenza è l’importanza dell’integrazione mente-corpo per garantire all’individuo, bambino o adulto che sia, un equilibrio psicofisico ed una miglior qualità della vita. I bambini sperimentano un tempo di gioco libero in cui è ammesso di tutto, senza farsi male. Il percorso offre ai bambini di condividere un’esperienza emotiva, sociale e di crescita attraverso strumenti semplici (palle, nastri, corde) e più complessi (carta, scatoloni, scatole, teli) coadiuvati dalla supervisione attenta dell’insegnante professionale. In quel lasso di tempo il bambino sa di potersi lasciare andare e sa quanto gli sia concesso. Ecco allora emergere le piccole tensioni, le paure, le fragilità che occupano la crescita di ogni persona e, attraverso il gioco relazionale, trovano alternative, confronti e magari anche risoluzioni.

 


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Gioco euristico

L’attività consiste nel lasciare che un piccolo gruppo di bambini possa esplorare semplici oggetti d’uso comune come bottoni, scatoline, pettini, noci, anelli, mollette, spazzole, tappi, cordini; oggetti che possano essere innanzitutto esplorati, per poi lasciare che ogni bambino decida cosa farsene. Gli educatori di riferimento non sono coinvolti nell’attività, devono semplicemente rimanere fermi a osservare e intervenire soltanto in casi di reale bisogno. Il senso del gioco euristico è proprio quello di offrire al bambino la possibilità di sperimentare la solitudine condivisa, riuscire cioè a gestire un’attività da solo e relazionarsi autonomamente con gli altri bambini. La presenza dell’educatore offre complice stabilità, ma non condivisione; in questo senso il bambino impara a confrontarsi con le piccole frustrazioni e spesso anche a risolverle senza l’aiuto dell’adulto. Attraverso il gioco euristico vengono stimolati apprendimenti e scoperte legate ai concetti spaziali, alla classificazione, alla logica e alla creazione di categorie. Il gioco libero, d’altro canto, solletica la fantasia e la creatività, facendo vivere a piccoli e semplici oggetti fantastiche avventure.