E’ lunedì e quindi…. Piscina!

I bimbi non vedono l’ora di correre a fare tuffi e spruzzi, ma…. Non tutti possono andarci, chi per un motivo, chi per un altro. I musetti si fanno un po’ lunghi e (diciamoci la verità!) a qualcuno viene anche un piccolo magone o un po’ di nervoso. Accidenti!! E adesso? Come si fa?

Signore e signori non sia mai detto che i nostri bimbi si perdono d’animo! Volevano andare a nuotare in piscina? Ecco allora che i materassi della sezione Oceano diventano un morbido mare rosso su cui esibirsi con tuffi acrobatici.


“Io sono un “pese” !” “Io uno squalo!” “Lei una sirena ed io un sireno!”

Ed ecco che le onde del mare ci portano un grande e lungo cuscinone…. Ma no, cosa dico! E’ una nave pirata!

E allora forza, tutti a bordo (tranne la sirena, perché lei è sirena e basta, e allora non si sale in barca).

Il capitano di questo vascello fra poco andrà in vacanza con mamma e papà proprio su una grande nave, e quindi è preparato in materia. Inizia a raccontare a tutti quante meraviglie ci sono sulla nave: c’è il capitano con il cannocchiale, ci sono le finestre quelle tonde, c’è la pappa, ci sono le camerette con i letti e ci sono anche delle barchette più piccole perché se la nave grande si buca e va sotto l’acqua e diventa la casa dei pesci, su quelle barchette salirà tutta la gente e si metterà in salvo.

Incuriosita lo ascolto con attenzione e poi provo a portare il discorso altrove, ma lui non molla: quelle barchette che salvano tutti sono proprio importanti. Beh, fra qualche giorno affronterà una grande avventura, il lungo viaggio su quella nave lo incuriosisce e affascina, ma come ogni cosa nuova e ignota può portare con sé anche qualche preoccupazione…

Mi viene allora un’idea, l’idea più scontata e semplice nella storia dei giochi : “Bimbi, facciamo le barchette di carta!”.

L’entusiasmo è generale, qualcuno esulta perché ha capito bene cosa andiamo a fare, altri semplicemente perché vengono contagiati dall’entusiasmo degli amici. Ogni bimbo prende una matita e colora il suo foglio di carta, l’impegno messo è quello delle grandi missioni. Preparata la flotta è arrivato ora il momento del varo ufficiale: ecco arrivare in palestra una tinozza riempita con acqua bella calda e tutti noi ci inginocchiamo attorno a questo oceano in miniatura. L’eccitazione è alle stelle, e alle parole “Calate le navi!” ecco che sei barchette iniziano a solcare il mare. Mamma mia che stupore e meraviglia! I bimbi sono esaltatissimi, l’impresa è andata a buon fine!

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Osservo le loro mani che spingono, immergono e ripescano i piccoli natanti, le loro espressioni concentrate, le bocche che si spalancano per lo stupore o per risate eccitate. Ma come si sa, la carta non è nella lista dei materiali più utilizzati in un cantiere navale e, come c’era da aspettarsi, le barchette pian piano si inzuppano, si ammollano, si disfano e tornano ad essere un foglietto di carta.

Il capitano è perplesso: la nave è affondata. Per un paio di volte mi chiede di rifargliela, ma gli spiego che ormai è troppo bagnata, non si può ricostruire.

Ecco, ci siamo: e ora? C’è un po’ di apprensione, però… beh, tutto sommato non è successo niente, anzi, con un foglio colmo d’acqua tante sono le cose che un bimbo può inventare. Come sempre il gioco dei bimbi si trasforma passo dopo passo, ed ecco quindi che le barchette hanno lasciato il posto a spruzzi, paciughi e accurati lavaggi delle braccia dei compagni, ed ogni preoccupazione è stata dimenticata.

Ilaria