In questo periodo strano, dove tutto è cambiato, è stato inevitabile fermarsi.

Il corpo, questo bistrattato, che appare fragile in questo momento, ma tanto viene dato per scontato in tempi di normalità.

Il corpo che affronta le paure e che in questo questo periodo ha assunto un nuovo valore.

Lungi da me la volontà di voler banalizzare la specificità e complessità del momento collettivo che stiamo vivendo, vorrei solo dare uno spunto di confronto e ricordare….

Ballando con bimbi e adulti, dovrebbe essere naturale per me rivolgermi al corpo, ogni volta che ho dubbi e incertezze. Ma proprio ora, mai come in questi giorni di limitazioni e stop forzati, giorni di preoccupazioni e difficoltà collettive, mi sono resa conto di quanto l’avessi perso di vista, il mio corpo, nel mio correre quotidiano, nel mio fare…

E poi tutto è cambiato, il corpo si è fermato, si è ritrovato più solitario e dopo un primo periodo di sbandamento, il corpo ed io ricominciamo a parlare.

Come? Ballando. 

Siccome sono nella mia solitudine, ballo davanti allo specchio. Ballo con lui, con il corpo. Lo guardo e lo studio.

All’inizio ciò che sorge sono i soliti moniti sulla forma: questo non è così, questo non è colà, dovrei essere…
Poi piano piano questi pensieri si fermano, se ne vanno semplicemente ed io ballando inizio ad osservare:
i piedi? come appoggiano a terra? le gambe, come le sento? il ventre, il petto? si espandono? come è il mio respiro? e le braccia? che energia hanno? esprimono forza? oppure un abbraccio? il collo? Il capo?
E cosi piano piano inizia un dialogo, grazie al quale ritrovo ciò di cui ho bisogno.
E mi ri-cordo: mi ricordo come cerco di ballare con i bimbi e con i grandi, mi ricordo di come tutte noi dade cerchiamo di ballare e di esserci. Mi ricordo dello sguardo che abbiamo sul corpo dei bimbi:  il perché dei piedi nudi, il perché delle tante esperienze corporee; l’attenzione al loro movimento, al nostro movimento, alle loro posture, la cura nel passare sempre un messaggio positivo al loro essere anche un corpo: un corpo di bimbo o bimba che assorbe esperienze e da queste esperienze ne costruirà il proprio schema corporeo e il proprio senso di sé.
Che contatto hanno ricevuto oggi, nel corpo, i bimbi? Che contatto ho offerto e quale ho ricevuto? 
Quindi, siamo anche un corpo che si muove, che non ha movimenti giusti o sbagliati, che ha come principale obiettivo quello di stare BENE.
E nella baraonda colorata quotidiana della vita in asilo si poteva osservare sempre, come ciascuno di noi, grandi e piccoli, fosse unico, avesse il suo speciale modo di stare davvero bene ed esprimere il proprio bisogno, ciò che manca e ciò che possiamo ritrovare, in noi stessi prima che fuori.
I bimbi lo fanno in continuazione: sanno trovare nel loro corpo e nel corpo dell’adulto ciò che serve, per stare semplicemente BENE.  E quanti salti, quante corse, quante arrampicate, quanti “voli”, quante coccole, date e ricevute.
Ricordando tutto questo, mi giunge spontaneo e di cuore l’augurio per tutti noi di ricercare il Benessere, quello che fa cantare e gioire, nel corpo.
Per quello che si può, con ciò che si ha. Grazie, Francesca
Un abbraccio (virtuale per ora) a tutti noi.