Le abitudini sono dure a morire, anche quando si è piccoli e le abitudini pregresse sono poche, però quelle sono ben sedimentate.

E così quando dici ai bimbi più piccoli del nido che è ora di andare in giardino, eccoli tutti pronti: ognuno riconosce ed afferra le proprie scarpine, tanti piedini protesi fra le mani delle dade, frementi di essere calzati, felpe e giacchette  indossate…

Ed ecco tutto il gruppetto accalcato contro alla porta a vetri pronto a vivere ciò che il giardino promette: terra, erba, corse, salti…

E se però cambi un po’ la formula, ecco che può arrivare lo stallo.

Oggi non siamo usciti “nel giardino grande”, oggi ci siamo avventurati nella zona lastricata, al di là delle siepi.

E ad attendere i bimbi ci sono in terra grandi fogli di carta bianca, pennelli, spugnette, e il blu, il rosso ed il giallo.

Io li aspetto lì, fra ciotoline e colori, e mi godo la scena.

Ecco che arrivano, a condurre il gruppo è il più piccolino del nido che quando sbuca oltre la siepe, con un grande sorriso in volto, e vede quanto preparato dalle dade, si ferma, osserva, e con sguardo preoccupato si gira e torna indietro!

Trattengo le risa e osservo gli altri.

Il resto del gruppo è indeciso: che fare? Seguire il fuggitivo (che forse avrà i suoi motivi!) o avanzare ed esplorare?

Ma ecco arrivare un paio di bimbe che, rimaste indietro, non si sono fatte influenzare ed ora, con fare disinvolto e curioso, si lanciano con entusiasmo, a mani spalancate, sul materiale proposto.

Noi dade osserviamo e li lasciamo liberi di sperimentare come meglio credono, con solo due regole ripetute più volte: cerchiamo di non sederci dentro alle ciotole e, soprattutto, no in bocca!

Ovviamente all’inizio tutto viene colorato tranne i fogli: le mani, il pavimento, le scarpe, il cappuccio del vicino…

Poi pian piano si immergono nella situazione e, seduti al sole nel bel mezzo di questo incantevole ed appartato cortile, liberano il proprio spirito artistico.

Ognuno vive questa piccola esperienza pittorica con le sue modalità, isolandosi nei propri pensieri o condividendo con chi gli sta attorno.

Non ci sono tavoli e sedie, non ci sono muri, il sole illumina e scalda e, per rendere il tutto ancor più bello, qualche passerotto gentile attorno canticchia.

A parte questo, un delicato silenzio. Una meraviglia.

Poi gradualmente, ciascuno coi propri tempi, si alza, sciacqua le mani nella tinozza, e raggiunge gli altri: del resto poco più in là il “giardino grande” li richiama con le sue promesse.

Dada Ilaria