Isole al telefono

By |2020-03-24T10:27:13+00:00marzo 24th, 2020|DIARIO DI BORDO|0 Comments

-“Zia Roobertaaa?

-“Ciao Chiara bella! Che fai?

-“Sono a casa… e gioco”

-“A cosa giochi?”

-“A fare le pappe con la cucina mia e con la mamma”

-“Senti… ma hai fatto merenda”?

-“Siii… ho bevuto il succo”.

-“Alla pera”?

-“Siii era bono. Mi piace tanto. Più di tutti.”

-“Si lo so… il tuo preferito…sai anch’io ho fatto merenda. Poco fa.  Se sei pronta ti racconto una storia… ti metti comoda? Dove sei?”

-“Mi metto sul divano e mi peparo… però potto pure il mio Teddy così’ acolta pure lui.”

“Bene… allora oggi ho scelto un libro che si chiama “Il piccolo Bruco Maisazio”… e inizia così… in una giornata di domenica mattina con il sole…C’era una volta un bruco appena nato…tanto affamato…”

E’ un pomeriggio di marzo e al telefono c’è una zia e dall’altro capo a 400 chilometri di distanza, c’è Chiara. Una bimbetta di due anni, sua nipote. E’ un nuovo modo di prendersi cura, un modo nuovo per dirsi “ci sono, ti penso” : telefonarsi e raccontar storie.

In questi giorni delicati, particolari e nuovi per tutti… dove le relazioni hanno preso altri canali per nutrirsi… io ho trovato il mio. Sono a Bologna e la mia famiglia di origine non è con me… siamo tutte isole nello stesso mare… mi dico da settimane.

Mi sento come un’isola che ha tutto quello di cui ha bisogno.

Ma sono in mezzo al mare e vedo altre isole che come me hanno tutto quello di cui han bisogno.

Ma manca il contatto, il potersi spostare e il potersi unire. Il mare in questo periodo non è sicuro. Meglio restare nelle proprie isolette.

Lo scambio e la relazione sono fondamentali e per tenerci uniti ci telefoniamo. Ogni giorno.  Il telefono diventa il principale canale che mi permette di esserci e di nuotare nel mare per raggiungere l’altra isola. Ed è qui che si apre lo spazio per la fantasia e per ritrovare quella “normalità, quella spontaneità” che il mare ci ha apparentemente tolto.

Le storie da sempre sono il mio canale preferito, per raccontarmi, per capire, per educare e per dire “ci sono, ti penso”. Ho pensato così, in questi giorni, a quel libro che abbiamo nella  libreria alla materna… “Storie al telefono” del nostro amato Rodari e mi sono sentita un po’ così, come quel papà che ogni sera chiamava i figli e raccontava avventure sempre nuove per sentirsi vicino a loro.

“Storie al telefono” è una raccolta di storie brevi da leggere ai bambini, molto amate dagli adulti, ed è ormai, possiamo ben dirlo, un vero e proprio libro di culto che unisce generazioni di lettori.

Come quasi tutti i libri di Rodari, è uno di quei testi che attira grandi e piccini.

Basta leggere una dichiarazione dell’autore per rendersi conto del significato della sua opera: «Si può parlare di cose serie e importanti anche raccontando fiabe allegre. Io credo che le fiabe possano contribuire ad educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo». E anche un po’ l’adulto.

Le sue sono storie semplici, simpatiche, dal significato molto profondo, e popolate da personaggi assolutamente stravaganti e fantasiosi. Tanto che è impossibile non ricordarseli: Alice Cascherina, la donnina che contava gli starnuti, gli abitanti del paese con la S davanti, gli uomini di burro, l’Apollonia della marmellata. Ognuno con una lezione, semplice quanto divertente

Non è un libro per bambini: la trovo un’opera d’arte.

Lo sappiamo è un libro principalmente per bambini, ma sembra di leggere un libro scritto da un bambino, con genuinità, semplicità, freschezza: a Rodari basta una filastrocca per dire “no” alla guerra, un breve racconto per giocare con la grammatica, una fiaba per raccontare l’importanza di aiutare il prossimo.

Temi seri, affrontati con leggerezza e ironia, e con gli immancabili giochi di parole tanto cari all’autore.

Ecco io allora vi consiglio di riprenderlo e di leggerlo… ai bimbi dell’Atelier dico che appena ci rivedremo lo sfoglieremo assieme e sarò felicissima di poter raccontare di nuove storie per loro.

“Siamo come isole nel mare separate in superficie ma collegate nel profondo” di William James.

Buone letture e buoni nuovi giorni tutti. Vi penso.

Dada Roberta

 

 

Leave A Comment