Parola: silenzio

By |2020-03-19T12:19:44+00:00marzo 23rd, 2020|DIARIO DI BORDO|0 Comments

Nel fermarsi, una parola che torna in mente è il silenzio. Forse perché si crea una sensazione più netta della sua presenza. Quali sono i momenti in cui nella vita lo si percepisce?

Come forse, per esempio, il silenzio che appare all’interno di una musica… come se per quel piccolo tratto di tempo che dura ci fa assorbire  quello che c’è stato prima, ci permette di respirare e ci dà, esatto, il tempo per accogliere il nuovo che verrà dopo. Una sosta che ci prepara per poter seguire il resto della musica e crea quell’attimo di sospensione che alimenta l’emozione che si era già creata prima.

Il silenzio di una platea durante uno spettacolo teatrale cambia e chi sta sul palco lo avverte, lo ascolta attentamente.

Arrivano momenti in cui il silenzio si approfondisce, la sua massa diventa più spessa, i silenzi di tutti si uniscono e creano uno strato unico insieme al palco… lì qualcosa di non ordinario succede, la comunicazione si affina e su quello strato di silenzio pesante e profondo la percezione si assottiglia.

Il silenzio si può accendere con una pratica in cui il corpo si mobilita risvegliando la propria energia e permettendo che il respiro fluisca in modo profondo e armonico.

Ci attrae il silenzio attorno ad un albero o davanti ad un lago o in cima ad una montagna.

Quando una bimba, un bimbo gioca con un oggetto o sfoglia un libro sta in un silenzio ammirevole. La sua attenzione, concentrazione, passione si uniscono in quel silenzio in modo disteso e leggero. Non importa quanto dura, è essenziale il fatto che in un attimo riescono a rientrare in esso senza nessun pensiero.

Anche la paura provoca silenzio.

Si tratta di un silenzio improvvisamente teso, freddo che ferma nella testa  il chiacchiericcio delle preoccupazioni quotidiane e ci riporta in un contatto con la nostra essenza principale, fondamentale, con il nostro origine e passaggio in questa vita. Rimanere in esso ci può dare forse la possibilità di creare con noi stessi un legame e un’interazione tenera, determinata, coraggiosa e saggia… e quel silenzio teso comincerà ad essere più calmo, caldo, morbido, accogliente.

Chi sa in quanti altri momenti della nostra vita lo incontriamo e forse per ognuno acquisterà funzionalità e significati diversi. Saper vivere il silenzio è diverso dal fare silenzio.

Il secondo ce lo impongono già da piccoli. Il primo invece può essere sostenuto e ammirato all’età dell’infanzia e coltivato sempre con maggiore  consapevolezza all’età adulta.

Saper vivere il silenzio richiede la volontà profonda di dare l’attenzione, la concentrazione, la calma all’attimo approfittando quel che il silenzio ci fa ascoltare.

….in silenzio alcune riflessioni…

Theano

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