Come sapete quest’anno abbiamo iniziato un percorso con il Centro PsicoPedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti (www.cppp.it). Alcuni dei punti cardini sono l’auto-osservazione di sé, l’osservazione e la capacità di non intervento immediato. Rispetto ai conflitti tra bambini l’invito è a non essere giudici, soccorritori o poliziotti. Essere un buon educatore presuppone prima di tutto capacità di ascolto e osservazione.

Siamo però in una cultura del fare e dell’efficienza, quindi la nostra meccanicità spesso è nell’azione e il nostro intervento nasce dal giudizio o dall’impressione a prima vista che ci facciamo di una situazione. Attenzione: giudizio e azione da un lato, dall’altro ascolto e osservazione. Questi elementi hanno tutti una loro utilità e bellezza, ognuno nella sua dose e tempo giusto. La domanda allora è chiedersi se li utilizziamo in maniera armonica. Ad esempio, chiediamoci se siamo abituati a fermarci e ad osservare sospendendo il giudizio. Chiediamoci se formuliamo da subito -sulle situazione o persone che abbiamo di fronte- un pensiero. Dare subito una valutazione chiude la relazione e la possibilità di nuovi apprendimenti. In generale il rischio di una valutazione è di diventare fissa, rigida e di etichettare. Ricordiamoci di mettere ciclicamente in dubbio i nostri giudizi. Come un cibo che non ci piace, negli anni possiamo scoprire di apprezzarlo!

Come diciamo sempre per proporre qualcosa ai bambini prima dobbiamo sperimentarlo, digerirlo, incarnarlo. Perchè l’essenza dell’educazione è con l’esempio. Non è fare, ma essere. Dietro a un essere tranquilli, accoglienti, comprensivi, di stimolo e di guida ovviamente c’è un notevole lavoro. E allora… Al lavoro! se ci viene detto che è bene non intervenire nel conflitto tra due bambini perché possano trovare un loro accordo, essere creativi, tirare fuori le loro risorse, utilizzare i loro tempi… chiediamoci:

– Che atteggiamento abbiamo noi adulti nella nostra vita di fronte alle situazioni conflittuali? Le evitiamo? Le attiriamo o ricerchiamo? Ci infastidiscono o ci stimolano?

– Osserviamo ciò che ci succede a livello fisico, emotivo e intellettuale, ovvero siamo consapevoli dei nostri pensieri, emozioni o sensazioni? Ce ne prendiamo cura? Abbiamo strategie per calmarci e centrarci? Quali?

– Sospendiamo il giudizio, almeno per un po’, di fronte alle situazioni per non etichettarle subito e vedere come si sviluppano? O abbiamo fretta di dare una risposta e una soluzione?

Sappiamo che gli occhiali che metto per osservare la realtà la possono influenzare, e anzi, sicuramente influenzano me stesso che mi rapporto al reale e la mia percezione. Un pensiero giudicante o una forte emozione di rabbia o paura possono chiudere relazioni e possibilità. Creare uno spazio e un tempo per osservare e sviluppare dinamiche apre. Ovviamente noi adulti siamo più intricati, complessi e spesso rigidi rispetto ai bimbi. L’immaginazione e la magia nei grandi spesso sono un po’ arrugginiti per far posto a raziocinio e pragmatismo. Un adulto inoltre ha già una lunga storia e un io definito rispetto ai bambini che stanno invece costruendo nei primi anni le fondamenta della loro personalità.

Ogni adulto che si pone in relazione con gli altri, soprattutto con i bambini, ha la responsabilità di osservare e diventare consapevole delle varie sfaccettature della propria personalità e delle sue ferite. Ognuno di noi ha paure, resistenze e difficoltà e ha sviluppato risposte a riguardo, meccanismi di compensazione, dinamiche più o meno funzionali. Perchè queste non agiscano a livello più o meno inconscio sulle nostre vite e rispetto alla nostra azione educativa è bene farsene carico, con delicatezza e amorevolezza.

Al Cpp li chiamo Tasti Dolenti… Ad esempio, se da piccoli abbiamo subito delle ingiustizie, probabilmente di fronte a delle ingiustizie ci “attiveremo” molto, saremo mediamente più coinvolti, anche a livello emotivo. Se abbiamo nel nostro vissuto episodi di violenza potremmo non tollerare nemmeno il gioco della lotta tra bimbi o una spinta e avere reazioni esagerate e non educative, negandogli anzi qualcosa che per loro è utile e parte di una relazione sana. E’ quindi bene rendersi conto delle proprie ferite e farsene carico, così da frenare la risposta meccanica.

Come sempre, un adulto che voglia prendersi cura dei bambini è bene che si prenda cura di se. Per farlo deve aprire spazi. Spazi di consapevolezza, di coccola, di comprensione, di piacere, di silenzio, di analisi, di relazione, di riposo… Spazi per abbracciare il dolore, per saper stare con le domande, per contemplare la natura, per respirare il mistero, per prendersi cura del corpo… Sicuramente le migliori decisioni e reazioni vengono da un animo, un cuore e una mente serena e tranquilla, che agisce una “manutenzione dei propri tasti dolenti” per utilizzare il linguaggio del Cpp. Fortunatamente sono davvero tante le vie per farlo!

In un conflitto entrano in gioco mille elementi: aspettative, bisogno di attenzione, risorse contese, etc. Crescendo la complessità aumenta ma per i bimbi è più semplice: hanno il pensiero magico, non rimuginano il passato e non si fanno troppe aspettative sul futuro, vivono nel momento presente e non portano rancore. I bambini cercano la relazione prima di tutto e a volte il conflitto è semplicemente un modo per costruirla: come dare fastidio a qualcuno proprio per scatenare una sua reazione. I bimbi non hanno mai l’intenzione consapevole di danneggiare un altro bimbo.

Come adulti dobbiamo stare attenti a non sovrapporre la nostra realtà a quella dei bambini, a non mettere carichi dove non ci sono, a non proiettare le nostre ferite, paure o rabbia repressa.

Se gli lasciamo il modo, i bimbi trovano loro stessi una soluzione, dobbiamo solo fare qualche passo indietro per cominciare. Non vuol dire sparire o essere inutili come adulti. Anzi. Siamo presenti. Siamo consapevoli e seguiamo ciò che accade. Siamo testimoni. Testimoni, non giudici. Se occorre possiamo anche fare dei passi avanti, ma come prima cosa è importante saper fare i passi indietro.

I bimbi troveranno il loro accordo, fatto sulla loro pelle: con i loro sguardi sarà quello giusto, sarà rispettato e riporterà l’armonia… Fino al prossimo conflitto, perchè l’armonia non è fissa ma si gioca su equilibri in continuo cambiamento. E nel frattempo i bimbi si sentono capaci e maturano preziose competenze relazionali.

Questa pratica funziona, lo abbiamo visto in Atelier e lo ha visto il Cpp in anni di lavoro. Saper stare nel conflitto è un antidoto alla violenza, porta armonia e costruisce le relazioni. Allora chiediamoci, noi adulti cosa possiamo fare? Perchè non è scontato fermarsi, osservare, non giudicare, vedere ciò che è, e accoglierlo. Non è facile so-stare nel conflitto, non è scontato auto-osservarsi nella vita.

Quindi piano piano, procediamo per piccoli passi. Stiamo con le domande, come scienziati curiosi. Proviamo nella nostra vita ad osservarci nel momento presente oppure ad osservare la nostra giornata prima di coricarci. Proviamo a sospendere il giudizio, a identificare le nostre risposte meccaniche e ad essere consapevoli di cosa succede quando siamo presi da una forte emozioni. E si sa, i bimbi ci scatenano emozioni, sensazioni e pensieri molto intensi!! Tra preoccupazioni, stanchezza, paura, rabbia… E’ davvero un gran lavoro restare presenti, centrati, vedere ciò che c’è senza giudicarlo o agire subito meccanicamente. Comprendere da dove arrivano certi nostri tratti della personalità, reazioni e curare le nostre ferite è un inizio di libertà, per poter orientare consapevolmente la nostra vita. Prendiamoci il tempo per fermarci, riposare e osservare. Coltiviamo un’attitudine di consapevolezza per accogliere noi stessi e chi è attorno a noi, anche durante i momenti di conflitto.

Irene (pedagogista)