Quest’anno gli spazi della materna sono diventati versatili, in un periodo di cambiamenti e di restrizioni, abbiamo imparato che anche le scale possono diventare un laboratorio  di divertimento.

Luogo di incontro tra dentro e fuori, dove ogni gradino accompagna il passaggio dalla famiglia alla scuola, le nostre scale si sono trasformate nel “testimone” giornaliero, da passare alla sera alle famiglie. Un testimone, rappresentato sotto alcuni aspetti,  dalle palline colorate che regolavano gli ingressi, dalla pazienza recuperata durante le attese, dal tempo in cui si aspettava il proprio turno e si scorreva con lo sguardo tutte le attività della giornata, raccontate attraverso libri, disegni, oggetti raccolti o tracce delle dade.

Le scale allora , si sono trasformate in un diario di bordo, dove si incontrano due mondi vicini ma a volte lontani, dove si condividono racconti, significati e vissuti. Proprio in questa terra di mezzo i bambini hanno trovato lo spazio per raccontarsi, per mostrare ai genitori quello che hanno fatto durante la giornata, per annaffiare un piccolo semino che deve crescere, per continuare a conservare nel cuore, un po’ di quell’emozione giornaliera che lascia la scuola.

Purtroppo quest’anno non abbiamo potuto mettere a disposizione i giardini dell’Atelier, dopo l’orario di chiusura, ne fare consegne molto lunghe e dettagliate o far fermare le famiglie a chiacchierare negli spazi di accoglienza; abbiamo così intenzionalmente recuperato questo spazio fisico e  le scale sono diventate l’estensione della scuola, che ha permesso l’incontro, la memoria e un altro sguardo. L’incontro e il confronto fra adulti e bambini, per costruire significati e storie, che influiscono sulla costruzione della propria identità e sull’autostima e portano alla libera espressione di sé stessi e dei propri vissuti.

La memoria è qualcosa di quotidiano e di straordinario, che si sedimenta nell’intimità di ogni persona, se c’è lo spazio per raccontare, parlare, amare, giocare, riconoscere, cambiare, pensare e stupirsi. Stupirsi di quante cose si sono fatte e meravigliarsi della bellezza dei processi.

Un nuovo sguardo si crea quando avviene un cambiamento, quando uno spazio dato per scontato, diventa il trono del castello, dove i bambini da veri protagonisti, possono raccontare e raccontarsi. La sera può essere un momento di stanchezza, di disattenzione, di voglia di casa e nel passare dalle scale, si rivive un pezzetto di giornata dei bambini, alzando gli occhi sui muretti e scoprendo un altro sguardo.

Uno sguardo nuovo, complice, giocoso, intriso di relazione e di parole, che puntuale la mattina seguente torna a cambiare.

Questo processo, questo cambiamento, questo sguardo nuovo lo abbiamo vissuto anche noi dade, giorno dopo giorno.  La cura e gli allestimenti diventano documentazione, diventano un momento per fermarsi e pensare. A quello che abbiamo creato, vissuto, sostenuto, curato… uno spazio sospeso tra le emozioni e le parole.

Uno spazio che rappresenta e che traccia un viaggio: il nostro unico e speciale.

Dada Tatiana e Dada Roberta