Piccole mani a contatto con l’acqua, con la terra, oppure con l’acqua, farina e sale.

O ancora, mani che scelgono con cura tasselli di resina colorati. Ma anche mani che sbucciano, aprono, chiudono, impugnano, piegano, stropicciano… Quante cose si fanno con le mani, nel vivere la quotidianità.

Mani che sentono, esplorano, si allenano a dosare la giusta quantità di ingredienti, lasciandosi aiutare dagli occhi, focalizzando la propria attenzione. Mani che imparano a sentire se tutto è nella misura sufficiente per raggiungere l’obiettivo. Mani che plasmano la materia, danno forma.

Piccole mani che diventano sempre più fini e sapienti.

Mani che, facendo, soddisfano un bisogno: c’è chi ricerca serenità, chi “struttura”, chi creatività, chi calma, chi espressione, chi “scientifica ed empirica ricerca”.

Alle mani sono direttamente collegati gli occhi, il tipo di sguardo di ciascuno. Sguardi curiosi, concentrati, divertiti ma anche, per qualcuno, occhi che rimangono turbati dallo “sporco” procurato dal materiale.

Ecco quindi i laboratori di impasti (o di paciughi, dipende dalla prospettiva), i laboratori del colore, i tentativi di piantare un semino, fare una pappa in giardino, preparare la merenda per tutti, costruire una mirabolante stazione di robot, creare un “involtino di ciccia”.

E mentre le mani prendono confidenza, diventano più fini, si saziano di una grande sensorialità, si cresce, si impara, si diventa più attenti, più colorati; si instaurano relazioni, con gli elementi, con l’ambiente, con gli altri.

Si collabora insieme, e intanto si parla, come ai tavoli delle “comari”: mentre le mani impastano o sbucciano, si danno il via ad interessanti discussioni, confronti, idee.

Noi “grandi” partecipiamo, chiedendo ed ascoltando, facendo silenzio, consapevoli di avere la grande opportunità di dare una sbirciatina ulteriore sul mondo dei bimbi, sul loro modo di pensare e trovare domande, risposte, soluzioni.

Un mondo che ritroviamo sempre generoso, ricco e pieno di possibilità.

Dada Francesca