E’ passato un anno esatto e siamo di nuovo tutti chiusi, o meglio sospesi!

Scopriremo poi come questa sfumatura faccia tanta differenza per noi, ci permetta di continuare almeno in piccola parte il nostro lavoro e stare vicini alle famiglie.

Ma torniamo ad una anno fa. Era domenica pomeriggio ed ero in centro che passeggiavo per raggiungere una libreria, in compagnia di una amica.

Il telefono improvvisamente impazzisce, telefonate e messaggi: la scuola chiude! Chiudono tutto, da domani a casa. Possibile? sarà solo per una settimana… cosa facciamo? cosa diciamo? Ma i bimbi, non abbiamo potuto nemmeno salutare, dire qualcosa…

E’ cominciata così ed è stato difficilissimo per tutti ma all’epoca non ci immaginavamo di rimanere chiusi per mesi, per poi ricominciare suddivisi in bolle da 5 bimbi, separati in casa, ognuno con una sola dada di riferimento, con sguardi confusi sul da farsi e su come ripartire…

Noi che abbiamo fatto della relazione aperta e del gruppo misto nido-materna il perno del nostro educare, ritenendo che lo scambio tra bimbi di ogni età renda prezioso il vissuto di ogni giorno, valorizzando spazi per il fare e per rilassarsi e espandendoci in tutti gli angoli del giardino perchè ognuno trovasse ogni giorno il più adatto a sè.

La ricchezza di una equipe consistente e variegata ci permetteva di avere sguardi differenti che si completavano su ogni situazione, sui bimbi, sulle proposte, sul cammino da percorrere e questa complessità dava brio e movimento allo susseguirsi routinario delle giornate con i piccoli.

Abbiamo cercato allora di trovare un modo che rispettasse i bambini e abbiamo visto che avevano così tanto bisogno anche di quella piccola possibilità, una socialità minima ma pensata e attenta, la possibilità di stare finalmente all’aperto per chi aveva vissuto il lock down in appartamento. Ci abbiamo creduto e l’estate è passata.

A settembre sembrava andare meglio,  abbiamo messo in conto di dividere rigidamente l’equipe, fare un gruppo nido e uno materna, cercando di portare avanti un filo comune e cercando risposte agli sguardi dei bimbi che si salutavano tra i cancelli dei giardini. In partenza è stato difficilissimo perchè sapevamo a cosa stavamo rinuniando.

Eppure è stata una spendida collaporazione, grandi e piccoli, genitori e scuola. Abbiamo visto i bimbi rispettosi e attenti ad ogni regola di questi infiniti protocolli che abbiamo cercato di semplificare e rendere almeno un po’ sensati,  hanno accettato ciò che non potevano comprendere e sono stati bene in un contesto simile a prima.

I limiti e le divisioni li abbiamo sofferti noi adulti ma ce ne siamo fatti una ragione: l’obbiettivo era rimanere aperti, stare il meglio possibile, essere presenti e accoglienti, osservare i nuovi bisogni di questi bimbi e delle famiglie post chiusura del loro e del nostro mondo per mesi.

Nel tempo abbiamo osservato dove erano le difficoltà maggiori, come lo sviluppo senso motorio fosse rimasto un po’ indietro, come il bisogno ancora di muoversi tanto non permettesse di raffinare il gesto, di ascoltare la richiesta di un gioco più complesso, come la mancanza di tante esperienze inizasse a lasciare il segno.

E allora abbiamo implementato i percorsi motori non potento più offrire la proposta in piscina, abbiamo dato più spazio che mai ad una espressione libera del corpo e del movimento attendendo questo recupero prima di proporre pitture, disegni e manualità più complessa. Certo ogni età ha avuto i suoi punti delicati da tornare a sostenere, mentre i piccolissimi non li abbiamo mai visti così competenti e sereni dopo tanto tempo a casa … ma era il loro primo anno di vita!

Le dinamiche di relazione hanno avuto bisogno di manifestarsi molto di più: litigi, scontri, confronti… raffinare l’arte dell’incontro ha bisogno di esperienza costante e di un ambiente che lo permetta. Stare a casa con genitori e fratelli non crea lo spazio per il confronto tra simili, con linguaggio e competenze fisiche ed emotive che possono essere messe in diretta relazione, dando lo spazio per viverle e superarle.

Per cui i nostri spazi per litigare bene sono stati vissuti tanto e con partecipazione, le emozioni sono uscite allo scoperto e abbiamo trovato sotto tutto le paure! Paure diventate grandi dopo un anno di parole intorno alla pandemia, malattia, lutto, virus… è diventato tutto il nostro mondo! Li abbiamo ascoltati e accompagnati a elaborarle almeno in parte, a prendere contato con questa nuova realtà intorno a loro.

Ci siamo abituati a mascherine e distanze, ad indovinare le parole delle dade senza vedere la bocca e intuendo la mimica così preziosa, abbiamo capito che a volte allontanarci ci permette di poterci vedere tutti interi, che prima di abbracciare qualcuno dobbiamo pensarci un momento.

Sono stati mesi difficilissimi, di riadattamento e di recupero di competenze fondamentali per lo sviluppo della persona, cercando di osservare ed essere rapidi nel bilanciare ciò che questa modalità di vita sta squilibrando nei bambini ma ci stavamo riuscendo, e non solo noi!

Nidi e scuole d’infanzia hanno fatto i salti mortali per dare risposte, per cercare di non perdere il contatto con le famiglie reso difficilissimo on line, per essere qui comunque. Eppure siamo persone, educatrici, pedagogiste, psicomotriciste non terapeuti e nessuno ci ha potuto preparare a tutto questo. Ma nella nostra cassetta degli attrezzi abbiamo cercato strumenti di lavoro dati da una equipe che ci crede, che si sostiene e che si da forza.

Ci siamo divertiti tantissimo, abbiao visto sorrisi e tanta gioia, ci siamo sostenuti tra adulti pur sapendo che tutto era cambiato, ma fiduciosi in un ritorno alla normalità.

Ora siamo di nuovo fermi. Bimbi a casa e genitori che devono capire come poter lavorare.

Ma questa volta è peggio. Siamo tutti stanchi, siamo disillusi sui tempi rapidi di risoluzione, ci sentiamo frustrati e dimenticati. Ma soprattutto sappiamo che i bimbi non possono di nuovo riaffrontare tante perdite, un nuovo buco poi da ricolmare, e già iniziano ad essere nervosi a casa, a dormire male o perdere i ritmi sani, ad annoiarsi e voler vedere gli amichetti.

Ci uniamo a tutti quelli che stanno chiedendo con forza di riaprire le scuole e i nidi, di ogni età, perchè la socialità e l’apprendimento in presenza sono le uniche esperienze che da 1 a 18 anni vanno a formare le competenze emotive e relazionali di cui abbiamo disperatamente bisogno nella nostra vita.

Intanto torniamo a rimboccarci le maniche, a cercare la coesione di una meravigliosa equipe per tirar fuori dal cappello piccole ma preziose magie e sfruttare quella differenza tra essere sospesi e chiusi!

“Le difficoltà spostano i limiti”

Dada Pamela