Il piacere di stare all’aria aperta tutto l’anno è stata una conquista, poiché per quanto possa sembrare anomalo, la “naturalezza”, l’atavicità di tale modus vivendi, un tempo innato e dato per scontato, si è nel tempo modificato.

Abitudini, pigrizie legate ad un’idea precostituita di comfort, sovrastrutture varie derivanti dal contesto sociale in cui siamo immersi, hanno a mio avviso offuscato la facilità, le potenzialità e le grandi risorse dello stare all’aperto.

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E’ stata quindi una scelta, guidata da istinto, confronto, buonsenso e desiderio, quella di portare il nostro fare lavorativo nello spazio “là fuori”.

E non è stato né immediato né facile. Ormai dieci anni fa il disagio dato dal non sapere bene come organizzare il lavoro, sia a livello educativo, sia organizzativo e logistico, e dal non ritrovare in se stesse quella competenza raggiunta e consolidata nel tempo nelle attività in door, ha creato un vero e proprio stallo di partenza.

Io in primis, ma anche le mie colleghe, negli spazi esterni della struttura ci siamo sentite quasi estranee al contesto, con poche risorse, disorientate. Nonostante la buona volontà e la fermezza dell’intento perseguito, il nostro disagio si rifletteva inevitabilmente sui bambini: lo stare all’aperto spesso era faticoso, forzato e persino poco interessante. Se l’adulto che guida, accompagna e sostiene il bambino non è in equilibrio emotivo, questo influisce con grande negatività sul benessere di quest’ultimo.

Disagio e fatica erano dunque evidenti. E’ stato proprio il riconoscimento di tale malessere e l’obiettivo di superarlo per trasformarlo in risorsa a fare da sprone ad un netto miglioramento qualitativo. Il cambiamento non è stato immediato, bensì lento e graduale. Base portante di questo percorso è stato l’incessante confronto d’equipe, l’ascolto delle rispettive difficoltà, la disponibilità di esserci e sostenere là dove l’ostacolo da superare per una collega appariva più ostico e, viceversa, l’umiltà di chiedere aiuto.

Anche l’aiuto ricevuto da professionisti chiamati appositamente per formarci ed offrirci nuovi spunti ci ha permesso di proseguire nel nostro cammino. E mentre progredivamo nelle nostre conquiste personali, il nostro giardino cresceva con noi, attorno a noi. Vederlo crescere, rafforzarsi, mutare, acquisire un aspetto sempre più affascinante ed accogliente ha accresciuto anche la nostra “familiarità” nei suoi confronti, ne è germogliato un forte senso di appartenenza decisivo nell’incrementare gli obiettivi perseguiti.

Nel giro di qualche anno dunque il piacere di stare all’aria aperta, tutto l’anno, è diventato una realtà.

Il benessere così raggiunto ha influito positivamente anche sull’esperienza vissuta dai bambini. La serenità delle dade riesce ad accogliere eventuali disagi di alcuni dei bimbi (non tutti, vista la giovane età specialmente al nido, hanno significative esperienze vissute all’aperto) e a riconoscere e sostenere gli intenti di altri, desiderosi di esplorare, scoprire, sperimentare.

Ogni bambino viene visto e riconosciuto nella sua essenza, l’emotivo di ogni educatrice fa da cassa di risonanza alle sue emozioni: ciò che prova lui (sorpresa, entusiasmo, disagio, paura, fastidio, stupore, meraviglia, piacere, serenità,…) è esattamente quanto ha provato ciascuna di noi. Il sentirsi compreso, conoscersi e riconoscersi, garantisce uno scambio emozionale che crea le basi del percorso da condividere.

Da quest’anno anche gli inserimenti sono avvenuti quasi totalmente all’aperto, ed il risultato di questa sperimentazione è stato sorprendente: il giardino accoglie e stempera più facilmente tensioni e magoni, ed affascina con le sue grandi possibilità, con i suoi angoli magici ed intriganti, senza far sentire l’oppressione di muri e porte chiuse. Il sentirsi liberi rasserena e acquieta, e questo vale per i bambini ed in particolar modo per i genitori: il giardino ci mostra per intero, senza veli, senza strutture fisiche che celino ed eventualmente “mascherino”.

Il giardino è aperto, onesto, rassicurante. Ed è grazie a quest’alleanza emotiva, con la quale ognuno viene riconosciuto, accettato, sostenuto ed accompagnato, che diviene possibile vivere con piacere lo stare all’aria aperta tutto l’anno.

Una volta che questo aspetto è stato consolidato ed interiorizzato, tutto il resto, ossia organizzazione pratica, tempistiche, materiali, accessori, che accompagnano necessariamente l’attività educativa all’aperto, viene di conseguenza: se ci si sente bene si lavora e si gioca meglio.

Concludo dicendo che tutto ciò che fin qui ho vissuto ed imparato dal nostro giardino non ha certo raggiunto una completezza definitiva.

Il giardino vive e muta di continuo, così come i bimbi, così come noi dade: siamo di fronte dunque ad un percorso in costante evoluzione, e tutte noi ne seguiamo il flusso guidate nella scelta della direzione da prendere da un profondo sentire.

 

Dada Ilaria