Spesso citiamo la pedagogia sistemica come uno degli approcci educativi dell’Atelier e su cui facciamo formazioni e supervisioni… ma come questo determina il nostro sguardo sui bambini e sul gruppo?

Anzitutto significa  che nessuno di noi è isolato come individuo ma appunto siamo legati tra di noi attraverso i gruppi a cui apparteniamo, in primis la famiglia. Spesso gli altri sistemi di cui via via facciamo parte nella nostra vista richiamano aspetti del nostro sistema familiare. La pedagogia sistemica si ispira alla visione delle costellazioni declinando il tutto in ambito educativo. Il focus è sistemico appunto, per cui il benessere del singolo dipende anche da come la persona si colloca nei suoi sistemi di appartenenza. Siamo legati agli altri ma ognuno può fare un lavoro su di sé di autoosservazione e conoscenza.

Come in tanti approcci di mindfullness la gran parte del lavoro è nella consapevolezza. Crediamo di avere chiaro la realtà ma spesso credenze, vissuti, emozioni, giudizi e pregiudizi ci offuscano e rendono poco chiara la visione. Gli strumenti messi in campo possono andare molto in profondità e svelare un po’ quello che c’è sotto la punta dell’iceberg. Come  ci insegna la psicologia la nostra parte inconscia è ampia e sconosciuta e agisce per noi nel mondo senza che ce ne rendiamo conto.  L’obbiettivo quindi di questo approccio  è  vedere ciò che è  come punto di partenza e per poter portare alla luce ciò  che non è  così evidente.

Attraverso la rappresentazione, l’ascolto, l’osservazione e domande mirate, via via il contesto si arricchisce e diventa più chiaro, così come diventano più evidenti i nodi o le scelte che vanno fatte perché nel sistema l’energia torni a fluire.

Spesso le situazione sono bloccate perché non sono chiare oppure non sono state viste o elaborate perché troppo difficili o dolorose. Ancora una volta, svelare ciò che è, riporta ordine e amore, ovvero i pilastri che ci fanno stare bene.

Tutto parte sempre da se stessi, dal proprio vissuto, dal proprio ruolo nel sistema e dalla propria intenzione. Questo poi a cascata ha un effetto anche sugli altri membri del sistema, perché se una persona fa dei cambiamenti, anche gli altri in qualche modo rispondono, reagiscono, si riadattano. Non è quindi un lavoro sugli altri, ma su di sé. E’ un lavoro sull’amore e la libertà.

Non sono passaggi semplici ma questa via libera molto, portando una grande serenità e verità.

Come Atelier utilizziamo questi strumenti avvalendoci  di esperti sia esterni che interni. Come per tante altre visioni è spesso fondamentale e utile questo doppio punto di vista, di modo che qualcuno possa fare supervisione da “fuori” con uno sguardo totalmente pulito, ma anche che ci sia qualcuno “dentro” che accompagna i processi più da vicino e con continuità.

Entriamo nel vivo facendo  un esempio. E’ possibile vedere il patto educativo tra famiglie e scuole nell’ottica della pedagogia sistemica.  Rispetto ad un bambino la famiglia ha un posto e la scuola un altro, sono assolutamente diversi, ognuno ha le sue specificità e la relazione scuola/famiglia funziona solo nel rispetto e nella comprensione reciproca dei propri compiti.

La famiglia ha la responsabilità della cura e della crescita del bambino da tutti i punti di vista (materiale, affettivo, intellettuale, spirituale, etc.) e sceglie per lui cosa valuta migliore, compresa una scuola  o delle attività che supportano la famiglia nel suo compito e svolgano alcune mansioni che non può fare.

I compiti della scuola variano a seconda dell’età dei bimbi. Lo 06 è la prima, delicatissima, apertura al mondo della famiglia, quindi coinvolge molto nel profondo. Anche le basi della genitorialità si formano nei primi anni, grazie al confronto con una comunità di apprendimento, formata dalle maestre ma anche dalle altre famiglie con cui si stringono spesso legami affettivi molto forti.

Esistono tante scuole con diversi approcci e proposte, la famiglia ne sceglierà uno con cui si sente affine, che sente possa essere un’esperienza positiva di crescita per il bambino e per i genitori.

Il compito del maestro presuppone un’infinità umiltà e la sospensione del giudizio perché ognuno ha la sua strada. L’educatore offre solamente il suo apporto al contesto educativo della scuola, non va oltre nella vita del bambino.

Come educatori svolgiamo un lavoro prezioso, ma è un lavoro, con confini e compiti ben precisi.

Come diciamo nel crediamo che, i genitori sono il re e la regina, noi educatori i momentanei consiglieri. La famiglia ci sceglie come tali perché condivide il patto educativo. In questo anche la famiglia ha un ruolo e un confine, accettando l’approccio educativo della scuola che non sempre può essere in tutto immediato nella comprensione per non addetti ai lavori. Ci sono un’infinità di scelte e possibilità in ambito educativo, così come in qualsiasi altro ambito lavorativo. Il professionista vede il bisogno e predispone le proposte in base alle sue competenze. Un educatore lavora molto su di sè per poter accompagnare bambini e famiglie nel modo più pulito possibile, chiaramente viene fuori la storia personale di ognuno da cui non si può assolutamente prescindere. Fare l’educatore è un lavoro che coinvolge la persona nel profondo dell’animo, si toccano le ferite, i talenti, le aspirazioni. I bambini toccano la verità di ognuno, per cui è importante che gli adulti che sono a contatto coi bimbi lavorino molto in termini di autoconoscenza e consapevolezza. Saper prendersi cura di se e della proprio storia personale è il presupposto per rendersi cura anche degli altri. Spesso le ferite, se viste e curate, permettono alla persona di avere una certa sensibilità, profondità e capacità di accoglienza. Come diciamo in Atelier, l’unico modo per educare e prendersi cura dei bambini è prendersi cura di sè. Nelle nostre formazioni, supervisioni e riunioni cerchiamo di accompagnare questo processo sia a livello individuale che collettivo.

Quello del genitore é chiaramente un compito difficilissimo e impegnativo, in cui la scuola si propone di essere a servizio, come cavaliere e consigliere fidato. Fidato, perché alla base di un patto educativo c’è la fiducia. Ogni parte, ogni componente ha fiducia che gli altri stiano facendo del loro meglio nel loro ruolo. Si accetta la possibilità degli errori, si accettano le discussioni e le incomprensioni. Si accetta che comprendere tutti i piani di una scelta spesso è difficile da entrambe le parti.

Nello 06 siamo gli anni più importanti, dove si mettono le basi, dove il bimbo attraverso la scuola per la prima volta esce nel mondo, dove per la prima volte la famiglia si apre, si espone e si affida. Anni preziosi e delicati, un’avventura incredibile che come Atelier portiamo avanti ogni giorno con entusiasmo e gratitudine perché facciamo un lavoro bellissimo, difficilissimo e impossibile ma è il lavoro che abbiamo scelto, attraverso cui cresciamo come persone. Per questo ci inchiniamo e ringraziamo voi famiglie, perché ci scegliete, ci siete assieme ai vostri bambini con tutto il cuore e l’amore che avete. Grazie. Noi siamo con voi, al vostro fianco, rinnoviamo insieme e diamo forza al nostro comune patto educativo.

Irene – pedagogista