Eccoci qui, siamo tornati, ma non siamo ad un inizio d’anno come tutti gli altri, con il calcio di inizio da dare, un ritmo da ritrovare, famiglie da rincontrare, bimbi da riascoltare e riconoscere, cresciuti e cambiati dopo l’estate.

No, quest’anno è un anno speciale, tutto è cambiato: da febbraio 2020 la situazione collettiva ha imposto mutamenti molto importanti nel più profondo tessuto sociale, la società si sta strutturando in una forma nuova, la nostra barchetta deve giocoforza adeguarsi, cambiando accoglienze, gruppi, modalità di presenza. Si tratta di trovare una quotidianità basata su nuove “misure”, nuove distanze. In tutto questo mutamento che rischia di travolgerci l’equipe rimane però salda in un punto: i bimbi e le loro famiglie. I bimbi come saranno cambiati, quali sono in loro le conseguenze di questo mutamento epocale, come stanno? E le famiglie, quali paure, preoccupazioni e quali risorse? Quindi rimettiamoci in gioco, ascoltando.

Ascoltiamo i bimbi, mentre ricostruiamo una quotidianità nuova, che ci sostenga nel vivere le giornate all’asilo. Ascoltiamo mentre accogliamo le famiglie, ciascuna con la propria esperienza e il proprio vissuto in questa strana situazione.

Cerchiamo, ascoltando, di trovare quel filo rosso da prendere per mano che ci condurrà lungo l’anno scolastico. E ci ritroviamo in un paesaggio colorato, un po’ confuso, multi sfaccettato: paure, preoccupazioni, ma anche slanci, potenzialità, gioia e tanta voglia di ritrovarsi, stare insieme, avere contatto.

Ogni momento della giornata all’asilo ha un suo senso educativo importante: le accoglienze, la merenda, il cerchio, le attività, i pranzi. E mentre la giornata si struttura “fuori”, all’esterno, si presenta la necessità di fare un po’ di ordine all’interno, “dentro”: trovare il modo di recuperare alcune competenze, un po’ rimaste indietro a causa delle diverse limitazioni, di dare un nome a ciò che si prova, dando a questo nome una sua espressione, un contenuto ed un contenitore. Nel gruppo dei bimbi emergono infatti la necessità di riprendere in mano le proprie autonomie, di esprimere le proprie emozioni e sensazioni, ritrovare e coltivare quelle risorse personali che sostengono una vita in comunità confrontandosi con gli altri.

Si è lavorato quindi su diversi fronti, cercando sempre di mantenere il tutto fluido ed organico, a ritmo di bimbi: da un lato li sosteniamo nei diversi momenti della giornata, dove è importante riuscire ad aspettare, stare in un cerchio, ascoltare, imparare negli spazi e nei tempi giusti.

Dall’altro diamo una voce alle emozioni che emergono, diamo loro un respiro, una direzione, osserviamole e proviamo a dare loro una forma che ci permetta di stare insieme con serenità e confronto. Forme emotive diversificate, nel corpo, nelle mani, nello sguardo. Proponiamo quindi ai bimbi di riconoscere le emozioni attraverso i colori, grandi amici in ogni situazione, che aiutano ad affrontarle con attenzione e leggerezza. Veniamo così accompagnati nel grande mare delle emozioni, nessuna esclusa! Nella nostra barchetta, portiamo a bordo gli amati libri e tanto coraggio. Con loro riusciamo ad identificarci, a proiettare, a dare una narrazione a ciò che proviamo e sentiamo. Loro ci aiutano ad approfondire o alleggerire il nostro sentire, il nostro più intimo “ascoltarci” per poter dopo, esprimerlo. Noi dade possiamo contenere, rassicurare, fornire spiegazioni.

A bordo abbiamo portato farina per poter impastare, amalgamare, creare, modellare… e colorare ciò che ci faceva stare bene o arrabbiare! La musica, nostra grande amica, nonostante le turbolenze in mare c’è stata di gran conforto. Allora con la musica si può danzare, abbracciare, travestirsi, semplicemente guardare e lasciarsi guidare per sentirsi interi, unici e speciali ma parte di un gruppo che si ritrova e si riscopre.

In tutto questo ci aiutano molto il giardino, le passeggiate del lunedì, le gite al Parco Arboreto con il dado speciale, il dado Paolo, e la natura nel suo complesso: stare fuori, ritrovare le piante e gli alberi, giocare con la terra e l’acqua, le foglie e il vento. Respirare la natura con i suoi colori e la sua bellezza, osservare i dettagli e scoprire nuovi fiori e foglie, vivere spazi nuovi tutti insieme. Curiosità, esplorazione, costruzione collettiva, serenità, riposo, corse matte, arrampicate, quanta ricchezza la natura!

Non è stato facile e scontato, con i limiti in alcuni momenti dell’anno, uscire sembrava davvero un’impresa titanica. Ma non ci siamo scoraggiate. Siamo riuscite a sfruttare ogni occasione con l’entusiasmo e la voglia di esserci con il nostro sorriso migliore seppur nascosto ed i bimbi in questo sono grandi maestri. Ogni piccola grande avventura è stata vissuta con gioia ed energia con la voglia di vivere ogni occasione appieno.

E man mano che l’autunno passava e fuori diventava sempre più buio, si presentano prima in sordina e poi in modo più diffuso due grandi temi, quello della paura e della morte. Temi difficili ma necessari da affrontare, quest’anno più  che mai ma necessario che vengano fuori, che se ne parli e possano trovare un contenitore forte e definito per poter accogliere e sostenere ogni sfaccettatura e ogni domanda per non lasciare che la confusione ci travolga.

Tutto intorno a noi sta cambiando e ci fa paura, parla di un qualcosa che non conosciamo che non abbiamo mai sentito prima. La paura di non capire, la paura di non riuscire, la paura che si respira indefinita. Allora facciamo un gran respiro e la affrontiamo. Cerchiamo di capire ciò che si muove dentro la nostra pancia. Quello che vuole uscire, perché si sa “buttare fuori” fa bene al cuore e all’anima.

L’ascolto prima e la rassicurazione dopo porta ad un intenso periodo di attività dove i bimbi si sono sperimentati partendo da sé stessì, con la propria ombra disegnata su fogli, poi colorata ed infine ritagliata e raccontata grazie al gioco della lavagna luminosa che ha il grande potere di sostenere la parte buia, scura che ci fa paura portandola su un piano giocoso, amichevole e divertente.  Abbiamo così riconosciuto le nostre emozioni e le abbiamo affrontate insieme. Abbiamo giocato con la luce e con il buio per poter scoprire quello che ci spaventa, quello che ci rassicura, quello che vorremmo e ciò che piace all’amico o che lo rattrista. Siamo partiti dal nostro sentire per poter riconoscere il sentire dell’altro.

Le ombre evocano, possono essere leggere e pesanti, sono figure intermedie tra luce e buio e sono capaci di nascondere dettagli o ingigantire particolari, di trasformare in altro o di trasformarsi in altri.

Questo lavoro sulle emozioni si è intrecciato con gli albi illustrati e la danza che hanno permesso l’espressione a più strumenti di quello che volevamo osservare e tirare fuori.  Così quando avevamo buttato fuori il possibile per tenere solo il necessario, arriva l’ennesimo lockdown.

Come tenere il filo che invisibile ma potentissimo ci lega?

Noi dade non ci siamo né scoraggiate e né perse d’animo. Telefoni accesi, social attivi ma la cosa più importante erano il cuore e i pensieri rivolti ai bambini e alle loro famiglie. Così con qualche occasione dedicata ci siamo organizzate per creare dei sacchetti con doni semplici ma preziosi che potessero parlare di noi e dell’asilo di cui facciamo parte.

L’equipe si è unita più che mai, la chat delle dade era un continuo messaggiare per sentirci vicine e organizzare dettagliatamente il da farsi.

E poi finalmente mentre il freddo dell’inverno ci salutava e finiva la chiusura forzata di Marzo ci siamo ritrovati in cerchio, dopo tanti giorni lontani e ci siamo chiesti come stavamo, cosa era cambiato e dove la nostra barchetta voleva dirigersi dopo il fermo al porto.

Abbiamo ripreso le nostre uscite, che tanto amiamo per esplorare i dintorni, curiosare nel Mercato della Cirenaica, studiare la stazione dei treni vicina all’Atelier e lasciarci guidare dalla calma. Verde come la calma e la pazienza, l’attesa e il desiderio. Abbiamo creato laboratori che portassero ad una introspezione personale, dove il punto di forza erano la calma e la pazienza appunto. Abbiamo ripreso la manipolazione, le pitture, i travasi d’acqua, giochi con lenti colorate e le letture incentrando il tutto sull’attesa come momento fondamentale che precede l’obiettivo. Abbiamo finalmente potuto ospitare lìamico Tommy, il cagnone gentile che ci ha permesso di toccare in modo delicato ma profondo l’altro diverso da noi, i suoi ritmi, i suoi bisogni, il suo modo di comunicare e la sua bellezza.

E col bel tempo si sono allentati un po’ i limiti e anche la pagliaccia fischietta è riapparsa a scuola in tutta la sua esuberanza, ironia, giocosità per portarci di nuovo ad espòorare il corpo e la relazione con l’altro, l’ascolto empatico e l’esprimersi.

In questo ultimo anno e mezzo di “attese” nei momenti lontani (aspettare per rivedere i propri cari, aspettare per tornare a scuola, per uscire al parco, per andare a mangiare un gelato con gli amici e potremmo andare avanti ancora a lungo con gli esempi) sembrava ora, che il tutto avesse un significato più preciso. E’ tutta questione di attimi speciali e quegli attimi vanno attesi con grande trepidazione perché solo così, l’attesa sarà ripagata dalla gioia di vivere il proprio desiderio.

Abbiamo imparato a godere del qui e ora, ad allontanare la paura di cosa succederà dopo perché lavoriamo e sentiamo ora per prepararci al dopo, perché dopo una lunga e sentita attesa, le conquiste ottenute saranno davvero speciali e allora sì che sarà valsa la pena.

La psicomotricità relazionale in tutto questo ci ha aiutati moltissimo. Ogni bambino ha potuto raccontare la propria storia, la personale realtà presente e le sue aspirazioni future, in un’ottica collettiva, mettendosi a confronto con l’altro, con il gruppo. Ogni incontro ha permesso ai bimbi di maturare strumenti relazionali sempre più validi, un tempo e spazio di incontro e confronto e a volte scontro, per poter crescere insieme come gruppo.

Tutto il percorso motorio vissuto quest’anno è stato dedicato ai bisogni dei bimbi, alla scoperta e conoscenza del proprio corpo, del corpo dell’altro, nello spazio e nel tempo, modulato in base alle competenze che i bimbi stessi acquistavano man mano che i mesi passavano.

Giochi di collaborazione non sono mancati, giochi cooperativi dove ogni bimbo parte di un gruppo ha sperimentato sé stesso.

Allo stesso modo abbiamo lavorato durante la quotidianità, attraverso l’angolo del conflitto: quest’ultimo ha finalmente trovato uno spazio fisico, un luogo dove imparare e riconoscere un modo sano di “litigare bene”. Perché importante è confrontarsi, parlare, litigare appunto, esplicitare ciò che si pensa e ancora meglio ciò che si sente, per rispettarsi e per imparare a gestire il conflitto. E così anche in questa occasione i bimbi si sono dimostrati grandi maestri. Presenti, veri, senza maschere e senza indugi.  Hanno sperimentare il metodo che da sempre ci appartiene, ma che quest’anno ha trovato una sua collocazione fisica : un luogo dove potersi fermare e parlare, creato insieme. I contrasti sono una fondamentale occasione di crescita questo è vero, ma dare loro la possibilità di prendersi carico di ciò che si vive, un passo alla volta, è un grande atto di coraggio e di cambiamento.  Così quest’anno sono stati creati due angoli alla Materna, luoghi di incontro dove la rabbia per il torto subito trovata forma e si scioglieva con le parole.

E così mentre navighiamo tra onde serene  ecco la bellissima notizia: si può tornate in piscina!

E già… dopo mesi e mesi sulla barchetta finalmente possiamo indossare il costume e tuffarci in mare! Potremmo dire la grande prova, come un esame di fine anno… un esame del cuore. Con l’acqua non si può mentire, ci abbraccia e ci emoziona, ci fa scoprire lati e fatiche che sulla terra ferma non avremmo immaginato. Ed eccoci allora a dire grazie a mamma acqua perché anche se per poco, nel finale abbiamo messo le basi per una ripartenza forte e decisa. Paradossale come questa possibilità dataci alla fine di un intenso e importante anno educativo, metta le basi per un inizio a settembre determinato a dire noi siamo qui, sempre con il cuore aperto e il sorriso stampato in viso!

Vi auguriamo un tempo leggero e ricco di gioia, un po’ di spericolatezze e tante coccole.

Vi vogliamo bene!

 

Dada Roberta e Dada Francesca